Libertà e sicurezza

In molti paesi africani, la libertà e la sicurezza sono cose ancora da conquistare. Nella città di Goma, dove vivevo, non avevo né la libertà e né la sicurezza che mi ritrovo ad avere qui in Italia.

A Goma dovevo uscire dopo le 6.00 del mattino e ritornare prima delle 18.00. C’era un coprifuoco, perenne, dovuto ad una mancanza di sicurezza generale e la vita di tutti ne era condizionata.

Mancanza di libertà

Era pericoloso, non si usciva. Non ci veniva neanche in mente di farlo. E si sperava che a casa non ci succedesse nulla. La libertà e la sicurezza sono una conquista grande per un paese.

Nel giorno della festa della liberazione, rifletto molto su quella che era la mia situazione prima di arrivare in Italia. A quella che è ancora la situazione per qualche miliardo di persone nel mondo che vivono in paesi dove libertà e sicurezza sono solo una cosa raccontata in TV.

Quando sono arrivata in Italia, mio marito mi portava fuori per l’aperitivo verso le 18.00, ma quando il sole tramontava, a me veniva solo un pensiero: ritornare a casa per sentirmi al sicuro.

Vivere senza sicurezza per molti anni, aveva limitato la mia sensazione di libertà. Non sentivo nemmeno la possibilità di essere libera, sentivo solo la necessità di mettermi al sicuro. La sensazione di paura superava la sensazione di libertà.

La libertà scalda il cuore! Avere la possibilità di uscire alle 23.00 a fare una passeggiata o prendere l’auto e viaggiare tutta la notte per ritrovarmi al mattino a 500 km da casa, mi dà la possibilità di pensare senza limiti.

Libertà nel cuore

Credo che, durante la pandemia, ci manchi la sensazione di avere il cuore libero. Quella libertà che dopo le grandi guerre, l’Italia e l’Europa hanno saputo mantenere e garantire per anni. E quando viene a mancare, si avverte subito una forte sensazione di oppressione.

Si sente che non si può fare ciò che si vorrebbe, si sente che non si può dare sfogo alle emozioni che il cuore vorrebbe comandarci.

Ho preparato degli scialatielli con acciughe del Cantabrico e pomodorini datterini pachino sfumati nel cognac, un tipo di pasta campana. Mi ha affascinato il fatto che il nome deriva da “scialare” (godere) e “tiella” (padella). Godere della padella. Un nome che mi ha richiamato alla possibilità di godere liberamente delle cose senza farsi assalire dalle paure o dalle emergenze.

Un modo per dire che in questo momento, nonostante il coprifuoco, le limitazioni nei viaggi, i musei chiusi… possiamo trovare qualcosa per cui godere.

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